La tradizione italiana dei cappelli handmade

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The italian tradition of the handmade hats
Martedì pomeriggio, come vi accennavo nella preview di ieri, ho avuto l’onore, che non capita tutti i giorni, di poter assistere alla creazione dei cappelli artiginali in feltro (conoscete oramai vero la mia passione? :D) presso la cappelleria Panizza, una dei pochi cappellifici artigianali rimasti ancora in piedi e che produce dal 1898. Il tutto grazie ad un invito passato attraverso Elisa Taviti, blogger fiorentina, che rivedrete molto presto sul mio blog! I cappelli che producono sono i più vari, da quelli da cerimonia a quelli in tessuto, ma la nostra attenzione si è focalizzata sui cappelli in feltro che vengono prodotti da questa azienda anche per grandi case di moda.

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La produzione, che si aggira sui 300 pezzi giornalieri, parte con un pezzo di feltro (che può essere di lana, di castoro, di lepre, di coniglio, ecc) che viene tenuto ad alta concentrazione di umido su un apposito sostegno per molte ore, assumendo la forma che vedete nella foto successiva. Il pezzo di feltro viene posizionato su uno stampo che ha la forma del cappello desiderato e viene pressato grazie all’azione del vapore che, in questo processo, ha un ruolo fondamentale. Il risultato è un cappello, che mai più perderà la sua forma.

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Il bordo grezzo ottenuto dallo stampo, viene tagliato a mano e poi cucito sotto il bordo. Dopo di ciò viene impresso a caldo il marchio dell’azienda e cucito il bordo testa (e la fodera in alcuni casi) e il tipico nastro di questo tipo di cappello, il Kanguroo. Per quest’ultima operazione il cappellificio Panizza utilizza ancora macchine degli anni Venti: ancora le migliori a livello di cucitura! Come potrete immaginare però è difficile trovare pezzi di ricambio nel corso degli anni. Per cui all’interno del cappellificio esiste una persona addetta proprio a questo compito: ricostruire i pezzi!
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Infine, grazie all’ausilio di un apposito macchinario costituito da sacchi di sabbia al di sotto dei quali passa del vapore, la tesa del cappello assume la forma prescelta a seconda del tipo di cappello (ad esempio la forma del tipo Borsalino ha la tesa che scende verso il basso sul davanti.). Un’ultima passata di vapore, una spazzolata e il cappello è pronto per essere inviato nel mondo!

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Anche voi, come me, siete degli amanti dei cappelli?
 Sappiate che il mese di dicembre e il Natale porteranno a tutti voi lettori un sacco di regali!! :D :D
E in più se passate dalle zone di Valdarno – Montevarchi (provincia di Arezzo) presso la sede dell’azienda che si trova precisamente in via dell’Artigianato, 14/16 a Levanella, potrete acquistare i cappelli a prezzi di fabbrica (quindi davvero ottimi) con un ulteriore sconto dicendo che “Vi manda Irene’s Closet”. :D

 

Pics taken by Giovanni Gabassi

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0 thoughts on “La tradizione italiana dei cappelli handmade

  1. Buongiorno Irene!Proprio un bel post questo! E sì, siamo in molte ad amare i cappelli ; ) !!!Sai una cosa buffa? A mio parere anche se si tratta di una lavorazione italianissima e che rimane immutata da ormai un secolo, quei macchinari ed il vapore ne danno un immagine molto Steampunk!

  2. Ma dai ma è interessantissimo questo post! Io purtroppo non porto cappelli, a parte le cuffie di lana con il pon pon :DComunque ti ho nominata nel mio ultimo post, dicendo che mi sono iscritta a Chicisimo su tuo consiglio :)Bacibaci

  3. COmplimenti Irene,ogni giorno che passa rendi il tuo blog sempre più interessante,rendendolo veramente un blog di moda e non un blog dei tuoi outfits come spesso accade..Questo post è fatto molto bene e sono felice per te per l'occasione che ti è stata data..deve essere stato bellissimo assistere alla creazione di un cappello..Continua cos' Ire..ciaooo Cry

  4. Buon pomeriggio ragazze!Sono molto felice che il post vi sia piaciuto.. ho accettato subito l'invito slls fabbrica con molto entusiasmo! E' stato davvero interessante! :)Presto vedrete altre news sull'argomento ;)Un bacio a tutte!

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