Sono stata in Messico 3 settimane e vi racconto il mio viaggio (Diario di viaggio + itinerario)

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Cosa vedere in Messico in un viaggio on the road 3 settimane

Questo è il racconto del mio viaggio in Messico con l’itinerario completo! :) 

E’ stato un viaggio molto bello all’insegna del mare, nella prima parte, della cultura, della storia, del cibo e del divertimento!

Potete vedere di più nelle storie in evidenza sul mio profilo Instagram @IreneCCloset

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TAPPA 1: ISOLA HOLBOX

Siamo appena arrivati in Messico e la nostra prima tappa è Isola Holbox, un’isola caraibica dello Yucatàn, considerata una delle più caratteristiche e uniche dell’intero Messico 😍

Ci si arriva con 2 ore di auto (che abbiamo noleggiato per queste prime settimane on the road, dopo aver guardato mille recensioni, date un’occhiata alle stories di oggi) da Cancún e circa 30 minuti di traghetto da Chiquila (dove si può parcheggiare l’auto in sicurezza). 

Qui ci si muove solo con biciclette, piedi o macchine da golf, in strade non asfaltate piene di… fango 

Questa isola è essa stessa un área de Protección de Flora y Fauna: qui gli animali e le piante fanno da padroni. Iguane, squali, orsetti lavatori, granchi giganti  sono i protagonisti di questa isola.

Ah… ed è ricoperta di streetart. 

Nonostante la faccia super sbattuta (caldo, umido e jet lag ancora fanno il loro lavoro di abbattimento ahahaha!) non potevo non fare una foto con uno dei simboli del Messico: Frida! Andremo a visitare anche la sua casa durante questo viaggio. 

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Cose utili da sapere: 

– Le biciclette si possono noleggiare agli hotel, sono a pagamento. Le nostre erano abbastanza distrutte ma con un po’ di attenzione ci si fa… finché non ti lasciano a piedi! Una risata e via, si cambia bici 😂

–  I taxi – golf car si trovano facilmente, contrattate il prezzo. Noi ci siamo trovati bene con un tassista e tutte le volte che avevamo bisogno di un passaggio (anche in caso di distruzione bici ahahah) chiedevamo a lui via whatusupp.

– Sull’isola si paga il 99% delle volte solo in contanti, portatene! In alcuni posti ti fanno pagare con POS ma con un 5% in più sul prezzo. 

– Le barche verso la terraferma non necessitano prenotazione, sono molto frequenti.

– Amici vegani e vegetariani: tanto cibo vegano buonissimo un po’ ovunque!

Qui è molto famosa l’escursione con gli squali balena. 

Gli squali balena sono una specie in via d’estinzione, molto fragile, e qui ad Holbox trovano il loro paradiso per nutrirsi durante le loro migrazioni.

E ovviamente ad Holbox, come in altre parti del mondo, questo è un grande business turistico.

Vi racconto bene. Una delle attività turistiche più famose di Isola Holbox in questo periodo (Secondo WWF 12.000 persone l’anno) è infatti essere portati con la barca nei luoghi in cui gli squali balena si nutrono, sapendo dove lo fanno, è facile avvistarli e approfittarne per fare il bagno vicino a loro.

L’escursione funziona così, secondo le regole. Si paga 150 dollari, con una barca di circa 10 persone si va in mare (circa 2 ore di navigazione): un centinaio di barche a motore circa ogni giorno si occupano di questa escursione turistica. 

Una volta che viene avvistato un esemplare un gruppetto di barche più o meno grande accerchiano lo squalo balena, per ogni barca presente 2 persone + 1 persona del personale di bordo scendono in acqua. Possono stare al massimo 2 minuti per persona. 

Quando lo squalo balena si muove lo “rincorrono” per far scendere i successivi turisti.

Le regole, introdotte recentemente insieme al WWF che si è adoperato per limitare i danni (Nelle Filippine la pratica ha provocato non pochi problemi e polemiche) sono che non ci si tuffa per non spaventarli, non si indossa MAI crema solare, non si possono toccare per non danneggiarli, non ci si avvicina troppo con la barca (+10 metri) per non ferirli con le eliche, non ci si avvicina con il corpo (mai meno 5 metri), perché viene percepito come atteggiamento predatorio e quindi disturbante.

Io questa esperienza ho deciso di non farla.

Vi spiego perché. 

Ho letto che nel mondo la specie si è più che dimezzata negli ultimi 75 anni: essendo molto lenti, continuano ad essere pescati (volutamente e anche per errore nella pesca del tonno) o uccisi dalle eliche delle navi.

Informandomi rispetto alle esperienze di altre persone prima di me ad Holbox ho scoperto che queste regole purtroppo non sempre vengono rispettate, ponendo avanti al benessere e alla protezione dell’animale interessi di business. 

Ho letto che le molte barche a gasolio, ogni giorno, tutti i giorni vanno ad inquinare quella zona ricca di plancton di cui questi animali si nutrono (Qui magari qualche biologo marino ci saprà dire di più se effettivamente questo costituisce un danno oppure no). Rincorrendo gli animali poi, può accadere, nonostante le attenzioni, di rischiare di ferirli sulla schiena a causa delle eliche. 

E poi i dubbi su quanto cosi tante persone intorno agli esemplari contemporaneamente, ogni momento, moltiplicato ogni giorno, possono effettivamente infastidire questi animali.

Mi sono chiesta se fare o meno l’escursione. Vedere gli squali balena sarebbe piaciuto anche a me. Il ragionamento che mi ha portato a dire NO è: nel dubbio, vale così tanto un mio tuffo per divertimento con questi animali tanto delicati per 2 minuti? Per me no.

Ci fosse stato un modo certo per vederli in libertà e in sicurezza l’avrei fatto? Si. Ma purtroppo non l’ho trovato.

Così ho optato per meno divertimento ma pensando di aver fatto quello che gli squali balena nel dubbio forse vorrebbero: essere lasciati in pace da una persona in più.

I miei compagni di viaggio l’hanno fatto e ovviamente ho chiesto opinioni. Sono tornati con opinioni contrastanti: ci sono state delle critiche sulle modalità con cui l’escursione viene fatta. In soldoni, troppo stressante e stancante come escursione, per le tante ore di navigazione in una piccola barca verso il mare aperto e troppo poco 2 minuti in acqua per godersi davvero l’esperienza e per i 150 dollari di costo. Insomma po’ deludente da questo punto di vista. A livello di regole hanno rispettato tutte le regole in loro potere e anche la gestione del loro tour gli è sembrato ben gestito.

Sulla bellezza e le meraviglia di questi esemplari invece nessun dubbio per loro. Loro sono spettacolari (Nel carosello vi lascio video girati da loro).

TAPPA 2: Isla Mujeres

Una piccola isoletta di soli 8 km di lunghezza, a circa 30 minuti di navigazione da Punta Sam (8 km da Cancún). 

La prima cosa che si fa arrivati a Isla Mujeres è: dimenticate l’auto e noleggiare una Golf Car che si guida con la patente ed è molto divertente (attenzione ai dossi!): in un giorno si può esplorare tutta l’isola fermandosi dove si desidera per fare un tuffo o mangiare qualcosa di buono. 

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Prima tappa: PLAYA NORTE. 

Questa spiaggia, una delle 10 più belle del mondo, è assolutamente da vedere.

La spiaggia finissima di coralli e l’acqua trasparente e turchese, calda, bassa per molti metri, ne fanno una tappa imperdibile! 

💡TIPS aggiuntive:

– Muovetevi in bicicletta, motorino o golf car (come abbiamo fatto noi), troverete più facilmente parcheggio!

– È tutto CARISSIMO. A noi, per un’ora di lettino ci hanno chiesto 75 dollari a testa in consumazioni. Se volete risparmiare andate in spiaggia presto, prendete posizione sotto una palma e portatevi asciugamani, cibo e bevante da “casa” come i veri locals.

– Mettete tanta protezione e super occhiali da sole: qui tutto riflette e ci si scotta con niente! 

La verità su Isla Mujeres è questa, secondo me: l’isola è bellissima per il suo mare caraibico (Playa Norte è una delle 10 spiagge più belle del mondo) per la spiaggia fatta di coralli e per le palme rigogliose. Dire stupendo è riduttivo. Il cibo è spaziale. Quello che non ci è piaciuto è come tutto, effettivamente sia fatto per il business e per il turista: tutto è molto caro (e spesso non ricevi la qualità che ti aspetti per quello che paghi, vedi il nostro hotel 🥹), tutto, o quasi, è “acchiappaturisti” perdendo molto di autenticità, quello che invece abbiamo ancora trovato ad Isla Holbox (che abbiamo scelto proprio perché ancora, in parte, autentica). 

Ovviamente anche qui, viaggiando in the road da soli ci sono capitate le nostre solite avventure: 

– Abbiamo sperimentato l’Ospedale Comunitario, quello dei locals per un problema all’orecchio di Giova. Le condizioni igieniche sono davvero precarie (vi dico solo che alcune medicine erano tenute dentro a bottigliette di vetro di vecchi succhi di frutta): un esempio di come il contrasto stridente tra vita reale e vita turistica sia forte. Il personale è stato super carino peró, ci siamo trovati benissimo e hanno risolto in pochi minuti il problema di Giova.

– Siamo finiti in una spiaggia stupenda: come al solito, quando facciamo questi viaggi per uscire un po’ dai “soliti posti” abbiamo chiesto consiglio ad una ragazza del luogo che abbiamo fermato per strada. Si arriva per una vecchia strada asfaltata ormai quasi sterrata un po’ difficoltosa da fare in golf car. Quando siamo arrivati eravamo da soli: una spiaggia piccola piccola e tutta per noi, accanto a delle casette abitate da persone del luogo e un vecchio hotel ormai in disuso da anni. Posizionati in spiaggia ci ha fermato una signora che ci ha raccontato la sua storia: quella spiaggia e quell’hotel erano della sua famiglia, alla morte del marito glie l’hanno sequestrata “a causa di influenze di persone importanti”,. Chissà.. che storia! Ci ha detto di denunciare il fatto che, anche in questi luoghi turistici, non tutto è rose e fiori, e sotto alle volte c’è molto di più! 

TAPPA 3: CANCUN e la riserva biosfera di SIAN KA’AN

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Dopo Isla Holbox e Isla Mujeres abbiamo fatto tappa a Cancún, qui dopo aver visto le rovine maya, la Riviera Maya e Playa del Carmen, siamo partiti per visitare la riserva della biosfera di Sian Ka’an, PATRIMONIO UNESCO. In una parola? PARADISIACA. 

Si paga l’ingresso per ogni persona, ci si registra (vogliono sapere un po’ di informazioni) e davanti si aprirà una strada completamente sterrata in mezzo alla selva, con parecchie buche, accessibile in auto e lunga… beh, 50 km. 

Questo sembrerebbe scoraggi il turismo di massa.. per fortuna :) 

Dal registro che abbiamo compilato abbiamo contato solo una decina di auto su 500.000 ettari di riserva, la maggior parte di nazionalità messicana e la maggior parte, ancora una volta, diretta verso la spiaggia (Punta Allen). Il Sargazos, le alghe che tanto vengono temute da chi vuole fare vita di mare qui, ha scoraggiato tutti gli altri. Per nostra fortuna in realtà,

Perché la riserva offre molto di più. E ce la siamo goduta in perfetta solitudine.

Ci hanno consigliato per vivere l’esperienza nel modo più rispettoso e autentico possibile di cercare lì per lì, lungo la strada entrando nella Riserva, esponenti della comunità Maya di Chumpon e Muyil che sono residenti all’interno del parco naturale e che offrono accompagnamenti in barca nella laguna. Così facendo si finanzia anche direttamente l’economia locale. Così abbiamo fatto.

Vedere questi splendidi animali, la natura rigogliosa, le foreste di mangrovie, ancora “non toccate” (diciamo cosi, basta vedere il nido della povera Aquila Pescatrice che ha scelto reti da pesca e corde in plastica per completare il suo nido…) dal turismo di massa che invece ha invaso in modo prepotente (e preoccupante) molte altre zone costiere dello Yucatàn, è stato emozionante.

Il Messico, fuori dai circuiti del turismo, lo immaginavo così, e finalmente l’ho trovato.

TAPPA 4: BACALAR e ROVINE DI CALAKMUL 

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Ho viaggiato tanto eppure questo luogo UNESCO, le rovine di Calakmul, quasi sconosciuto, è entrato subito nella mia classifica dei 10 luoghi più affascinanti che abbia mai visto nella mia vita.

Fatto base a Bacalar, la laguna dei 7 colori che abbiamo visitato con un’escursione in barca che abbiamo prenotato li per li in loco, abbiamo deciso di lasciare il Quintana Roo e avventurarci nello stato del Campeche al confine con il Guatemala, circa 3 ore e 30 di guida per raggiungere uno dei luoghi più affascinanti e più selvaggi che abbia mai visto.

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Patrimonio UNESCO, le rovine Maya di Calakmul sono state iniziate a scavare solo nel 1982 essendo posizionare dentro km e km di selva vergine: per arrivarci infatti occorre percorrere più di 50 km nella foresta rispetto all’ultimo centro abitato.

È anche per questo che si trovano fuori da molti circuiti del turismo: noi ci siamo ritrovati praticamente da soli.

Arrivare qui alle prime ore del mattino ti permette di vedere una miriade di animali e godere in completa solitudine il sito Maya: scalare in solitario queste piramidi ti farà sentire un po’ un esploratore di altri tempi. Ah.. non solo sono le rovine Maya più alte ma sono anche tra le pochissime ancora scalabili (effettivamente ci vuole MOLTA attenzione, sono ripidissime e soprattutto in discesa potrebbe essere molto periocoloso).

Vedere dall’alto delle piramidi km e km di sola foresta vergine fino al Guatemala, quella “vista sacra” che solo pochi eletti avevano la fortuna di poter vedere in epoca Maya è una bellissima emozione.

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TAPPA 5: VALLADOLID, CHICEN ITZA, MERIDA 

Fatto tappa a Valladolid, splendida città coloniale ci siamo spostati da li per visitare Merida, il suo imperdibile mercato e Chicen Itza

Chicen Itza è una delle 7 meraviglie del mondo moderno e merita una visita.

Ecco una curiosità su questa visita.

Ma perché tutti fanno così quando arrivano a Chichén Itzá, una delle sette meraviglie del mondo moderno, che si trova in Yucatán, Messico 🤔 La sensazione è un po’ come a a Pisa quando vedi i turisti che sembra che stiano ballando “Thriller”di Michael Jackson ed invece reggono la Torre di Pisa: ecco, solo che qui il significato è più profondo e affascinante. Bene, possiamo dirlo in termini scientifici: una figata 😂

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Vi spiego perché questo accade:

– i Maya hanno realizzato le piramidi in modo tale che l’altezza e la spaziatura tra gradini creano un filtro acustico che creano dei suoni, anzi degli echi evocativi

– A seconda del rumore, dei tamburi oppure un battito di mani, l’eco è diverso. Quello dei tamburi per esempio evoca il suono delle gocce di pietra sulle rocce. 

– Ancora, con i dati a disposizione non sappiamo esattamente l’ eco di quale suono volessero replicare con esattezza 

TAPPA 6: TOUR DEI CENOTES

Avete mai fatto il bagno in una grotta in mezzo a stalattiti e stalagmiti? 

In Yucatan, Messico, potete farlo in circa 6000 Cenotes. Ma cosa sono i Cenotes? Delle vere e proprie grotte sotterranee, più o meno aperte, con dentro dell’acqua: erano fondamentali per la vita degli antichi Maya.

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Ecco quali sono gli altri cenotes più belli secondo noi: 

– Sac – aua 

– Saamal 

-Saytun (il mio preferito, vi consigliamo di andare all’apertura per godervelo bene con meno persone (Anche prima della chiusura un buon orario). Il momento per goderselo al meglio in fatto di luce è tra le 12 / ore 14 perché il fascio di luce del sole che entra dall’unica parte forata crea un effetto meraviglioso.

Altri Cenotes:

– Uayma 

– Ik Kil

– Dznup 

– Samul

– Dos Ojos (secondo noi troppo pieno di persone)

– Choo-Ha

– Xcan chè

– Secreto Maya

– Zazil Tunich 

– Hubiku

– San Lorenzo oxman 

– Xkeken

– CHICHIKAN

– Cuzamá

– Zaci

💡Cose da sapere sui Cenotes: 

– I più famosi sono sempre a pagamento (e in realtà anche quelli che lo sono meno): i più famosi costano di più, i meno famosi costano di meno.

– I Cenotes hanno spesso un orario di apertura / chiusura: questo perché intorno ai Cenotes più famosi hanno costruito dei veri e propri “villaggi” con tutti i servizi, dai ristoranti alle docce, fino a negozi (per esempio alcune volte il costo del biglietto può comprendere il pranzo a buffet. Quelli meno conosciuti sono a pagamento ma possono anche non avere servizi (o molto limitati, per esempio solo il noleggio del salvagente che più o meno ovunque si trova /è obbligatorio)

– Prima di entrare in un Cenote si deve fare la doccia e non si deve mettere protezione solare 

TAPPA 7: CITTA DEL MESSICO – SAN MIGUEL DE ALLENDE 

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Da Cancun ci siamo spostati con un volo interno in Città del Messico e abbiamo iniziato da qui la nostra esplorazione della zona: San Miguel de Allende.

In questo paese ogni dettaglio è curatissimo: dalle case colorate, all’architettura barocca, dalle piante ai mercatini dell’ artigianato e le gallerie di arte. Qui è primavera TUTTO l’anno ed i locali dove mangiare e gli hotel sono a dir poco fantastici. 

Non è un caso che questo paese, oltre ad essere Patrimonio Unesco, Monumento Nazionale del Messico e tra i “Publos Magicos” del Messico, ha vinto (più volte) il titolo di paese più bello del mondo secondo i viaggiatori del Readers’ Choice Awards della rivista Condé Nast Traveler che ogni anno premia le località di tutto il mondo creando una graduatoria.

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TAPPA 8: CITTA DEL MESSICO + PUEBLA 

Qui, oltre alla visita classica vi consiglio di fare:

Xōchimīlco e le sue trajineras

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Un luogo così colorato ma soprattutto pazzo, caotico, unico, dovevo ancora vederlo nei miei viaggi intorno al mondo 😂

Tips💡:

– Il viaggio costa 500 pesos per ora, indipendentemente dal numero di persone sulla Trajinera. Occhio a chi chiede di più :) Non occorre prenotare.

– Il weekend è super pieno di persone come nei giorni di festa: noi siamo andati durante la settimana 

– Potete acquistare sulla barca bibite e portare il pranzo / cena a pic nic senza problemi (o potete prenderlo da una delle barchette che vi si affiancheranno)

– Ci sono diversi moli di imbarco nella zona, scegliete quello che vi ispira di più anche in base a dove volete andare. 

– Noi abbiamo scelto la gita di 3 ore, ma 2 ore secondo noi sono sufficienti 

– Non ci sono bagni sulla Trajinera, però potete fermarvi sulla riva, ci sono un sacco di stop bagno (questo ve lo dico perché per me è un argomento molto importante)

– Portate un kway e scarpe che non si rovinano con la pioggia 😂

“La Casa Azul” di Frida Kahlo

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Quello che forse non sapete è che il museo è stato voluto dal suo (più volte) marito Diego Rivera che usó gli ultimi suoi anni di vita per far conoscere il lavoro incredibile di sua moglie che morì alcuni anni prima (1954): decise così di donare la casa di Frida, dove lei nacque, trascorse gran parte della sua vita e che diventó poi la casa per la loro coppia, al popolo Messicano. Il governo la trasformó in un museo aperto al pubblico nel 1958.

Si chiama Casa Azul per il suo colore blu Maya, interrotto da qualche pennellata di rosso: qui si trovano le più importanti opere di Frida Kahlo, nonché le opere di Rivera e dei loro più cari amici. Ma anche i loro studi originali (compresi i colori che utilizzavano), la loro collezione di reperti pre colombiani, oggetti di vita quotidiana (per esempio tutti i loro libri), la camera da letto, la cucina..

La parte però che più mi ha colpita è tutta la sezione dedicata agli abiti di Frida, che tanto amava e che utilizzava come simbolo femminista (e per i quali veniva tanto criticata), compresi tutti i bustini che era costretta ad indossare e che sono diventati tra le icone dei suoi dipinti. Sì perché Frida ebbe una vita a dir poco travagliata: nacque con la spina bifida, ebbe un gravissimo incidente su strada, cercó senza successo più volte la maternità, abbe diversi amanti (anche donne) e più matrimoni e negli ultimi anni della sua vita subì numerose operazioni alla schiena che la costrinsero al busto prima e all’amputazione della gamba poi, morendo a soli 47 anni.

“Frida è la prima donna nella storia dell’arte ad aver affrontato con assoluta e inesorabile schiettezza, si potrebbe dire in modo spietato ma nel contempo pacato, quei temi che riguardano esclusivamente le donne”. D. Rivera

💡 TIPS UTILI: 

– occorre prenotare la visita sul sito in anticipo 

– Non si possono fare video 

– Per fare foto, come ho fatto io, bisogna pagare un sovrapprezzo all’ingresso e mostrare tutto il tempo attaccato al cellulare un adesivo 

Mercado de Sonora 

Il mercato della magia, stregoneria, esoterismo e degli animali. Molto interessante.

Visitare i mercati nei viaggi all’estero che si fanno è una delle cose che preferisco! 👏🏻

Permette di uscire dalla “gabbia dorata del turismo” e entrare nella realtà verace del Paese, per conoscerne cultura, curiosità, tradizioni.ì

Permette di chiacchiere con le persone: qui i venditori ma anche i clienti, sono stati tutti super disponibili nello spiegarci cose che… beh, non avevamo mai visto! 

È stato super interessante, sia che queste cose si approvino, sia non si approvino (In special modo ciò che vedrete al punto 6, che mi ha lasciato.. beh, lo immaginerete). 

Sia che ci si creda, sia che non ci si creda: nel caso di culti diversi dai propri.

Si perché talvolta sorrido, altre volte rimango a bocca aperta nel conoscere cose così diverse rispetto alla cultura in cui sono cresciuta, altre volte piango..

È il bello di viaggiare, viaggiare davvero. Conoscere tutto, quello che ci piace e quello che non ci piace!

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Vedere uno spettacolo di Lucha Libre

Museo di Antropologia

Mercado de Coyoacan – mercado de Aresanias 

Mercato di San Juan

Uscita dai mercati ero sempre così 🤢🥺

D’altronde se noi siamo abituati a mangiare certi animali o certi cibi, altre persone nel mondo sono abituati a mangiarne altri. In Italia mangiamo il ragù, in Messico mangiano le cavallette nel guacamole con i triangolini di mais fritto (Tototpos). Sono punti di vista e abitudini diverse.

Ma… non ci sono solo gli animali!!  Il cibo messicano è il migliore del mondo!

Molte persone (ma anche classifiche internazionali) la pensano così e anche l’UNESCO ci ha messo il suo, dichiarandola patrimonio dell’Umanità.

Ed io che cosa ne penso?🤔

Quello che vi posso dire io, dopo quasi un mese in Messico è che, quando sono arrivata qui, mi sono accorta che effettivamente non avevo MAI mangiato vero messicano in vita mia: ciò che avevo mangiato in Italia non era.. beh vero messicano 😂

Penso davvero che il Messico sia il Paese estero dove ho mangiato meglio, sia per quanto riguarda il cibo tradizionale, sia il cibo fusion con altre culture e, in generale, con una scelta e un’attenzione ENORME al cibo vegetale! 

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Alla prossima avventura :)

 

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